Italian Literature

Annalena Bilsini by Grazia Deledda

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Per San Michele la famiglia Bilsini cambiò di casa ed anche di terra.

Era una famiglia numerosa: cinque figli maschi, la madre vedova, e uno zio di lei, che, sebbene mezzo paralitico e senza un soldo di suo, poteva dirsene il capo.

Appunto per i consigli dello zio Dionisio, i Bilsini avevano venduto la loro piccola proprietà per prendere in affitto un vasto fondo, già antico feudo gentilizio che, di decadenza in decadenza, acquistato in ultimo a vile prezzo da un fabbricante di scope, veniva da questi concesso a modestissime condizioni annuali: cento dieci lire la biolca, due capponi, quaranta uova d’inverno e un cestino d’uva da tavola per l’estate.

Da anni questa terra giaceva in abbandono, eppure i Bilsini vi andavano come verso la Terra Promessa, o meglio come verso una miniera da sfruttare; poiché sapevano che solo laggiú la loro attività e la forza prorompente dalla loro giovinezza potevano esplicarsi e convertirsi in oro.

Uno dei figli, il secondo, faceva il servizio militare: il primo era già sposato e aveva due bambini. La moglie di lui ed il piú giovane dei fratelli erano partiti la mattina presto per la nuova dimora con un primo carico di roba e gli attrezzi rurali. Adesso gli altri, con un carro di mobili, il biroccino, le biciclette, il cane, il gatto, la gabbia con dentro un merlo, imboccavano il ponte di chiatte sul Po, procedendo lentamente verso la loro meta. Sul carro, adagiati fra le materasse ed i cestini colmi di panni, stavano i due bambini, grassi, biondi e rossi come pesche mature: il padre, che sembrava ancora un ragazzo, biondo e colorito pure lui, badava maternamente a loro; e con loro ridevano e scherzavano anche gli altri due fratelli che viaggiavano in bicicletta, uno per parte del carro.

Seguiva il biroccino, con lo zio e la madre. Guidava lei, Annalena Bilsini, senza cessare un momento di osservare se tutto procedeva in ordine. Tutto procedeva in ordine: d’un tratto però la vecchia cavalla ancora ardimentosa, che tirava il biroccino, agitò le orecchie per segnalare un imminente pericolo; e le mani della donna, nodose come quelle di un contadino, strinsero forte le redini.

Il corteo si fermò, a sinistra del ponte, mentre un camion carico di sacchi di frumento passava velocemente a destra. Tutto il ponte tremava come dovesse sfasciarsi; anche l’acqua, sotto, correva con una vertigine di spavento, mentre il conducente del camion, col viso che pareva di bronzo, illuminato dal sole, cantava a squarciagola accompagnando il fracasso di terremoto che destava il suo passaggio.

I giovani Bilsini lo inseguivano coi loro gridi di protesta, i bambini piangevano ed il cane abbaiava cupo; anche lo zio, dentro il biroccino, tirandosi con la mano sinistra la lunga barba grigia, mormorava

«Quello li va verso l’inferno. Sicuro!»

Solo la donna, sporgendosi indietro, seguiva con uno sguardo benevolo il passaggio tempestoso del camion: i suoi occhi celesti, nel viso rosso quadrato, brillavano di gioia.

«Rassomiglia tutto al mio Pietro» disse rallentando le redini; e parve voler prendere anche lei uno slancio impetuoso. Il brontolío del vecchio la frenò.

«Bello, il tuo Pietro.»

“Sicuro, è bello, il mio Pietro” ella pensò, mentre il suo viso si ricomponeva nella sua solita durezza bruciata da una volontà senza concessioni: “bello, ma prepotente e malvagio. È la mia croce, l’unico ramo storto della famiglia, che ancora non ho saputo raddrizzare. Ma c’è tempo ancora”.

«Zio Dionisio,» disse poi al vecchio, che del resto indovinava tutti i pensieri di lei, «Pietro mi ha scritto. Ho ricevuto la lettera mentre si caricava il carro: ve la farò poi leggere.»

«Ho veduto il portalettere. Che dice, quel bel tipo?»

«Dice che sta bene, che è grasso, che fa l’attendente presso un capitano scapolo, il quale lo manda a far passeggiare il suo cavallo ed a portare fiori e regali alla fidanzata. Dice dunque che è contento della vita militare e che pensa nientemeno di prendere la ferma.»

«Ma benissimo» esclamò il vecchio, soddisfatto, anzi sollevato dalla notizia: poi si rifece pensieroso: «e altro?».

«E altro, come al solito, domanda denari.»

«Benissimo» egli ripeté, su un altro tono. E un grave silenzio seguí fra i due.

La madre pensava:

“Sí, tutto va bene, riguardo a Pietro. Di lui non si sa se desiderare o temere il ritorno. I fratelli non parlano mai di lui, e voi, zio, voi che ricordate la nostra famiglia andata a male causa gli zii poltronacci e viziosi, pensate che è bene lasciare che Pietro faccia il soldato. Se viene ancora la guerra, egli può distinguersi e far carriera, perché non ha paura nemmeno delle cannonate. Io sola, povera me, desidero il suo ritorno. Il mio cuore è con te, Pietro, perché sei la parte cattiva della mia vita, la piaga che bisogna curare, Pietro, amore mio.”

Ella poteva abbandonarsi ai suoi pensieri di madre, perché adesso si procedeva lentamente.

Il ponte era ingombro di veicoli e spesso ci si doveva fermare: passavano carri carichi di mele, che spandevano un forte profumo di frutteti; passavano carri di uva, di saggina, di vimini; calessini coi sensali smilzi dai lunghi baffi rossi a punta, di ritorno dai mercati; automobili con dentro semi-sdraiati grassi mercanti di maiali. Si sentiva, con quell’odore di frutta, di mosto, di erbe forti e di giunchi, l’odore stesso della pingue valle coltivata fino all’esasperazione, della terra davvero impregnata del sudore dell’uomo e che produce quindi con abbondanza divina.

I Bilsini, che per quell’anno possedevano a mala pena le sementi, il frumentone per sfamarsi ed una scarsa provvista di vino e di salumi, guardavano come veicoli sacri i carri carichi di derrate, e calcolavano il prezzo di ogni cosa, ma senza parlarne.

Ne parlavano invece la madre e lo zio, nel biroccino di famiglia che ricordava i viaggi fortunosi degli antenati mercanti e produttori: nelle soste forzate la donna però non sdegnava di guardare intorno l’ampio paesaggio fluviale e di lasciarsi prendere da un istinto nostalgico di ricordi e di rimpianti. Su quel ponte, su quello stesso biroccino leggero e stretto come un sedile a due, ella era passata tante volte, da ragazza e da sposa; e ogni volta la distesa sfavillante delle acque e dell’orizzonte, le lontananze boscose delle rive, coi campanili dalle cime lucenti come fari, le avevano destato un senso di stupore, e il desiderio che una delle barche del ponte, allora di legno, si staccasse e trasportasse lei e il suo veicolo giú, lontano, verso le terre ignote dove il fiume andava.

Questo desiderio, di luoghi lontani e non conosciuti, nasceva forse in lei dal fatto ch’ella non aveva mai provato né goduto l’amore.

Sposata per interesse, a sedici anni, ad un uomo già anziano, del matrimonio ella non aveva conosciuto che le ripugnanze, e il dolore e la gioia della maternità. Le rimaneva quindi nel sangue un pungiglione di desiderio, un germe ignoto a lei stessa di inquietudine e di tristezza. Ma la naturale allegria della razza, l’amore per i figli e l’ambizione di vederli un giorno ricchi e felici, riempivano il vuoto della sua vita.

Quando furono arrivati in cima al ponte, ed il carro coi bambini, il gatto, il merlo dai rotondi occhi idioti, le rosse materasse incendiate dal fuoco del tramonto, volse verso l’alto argine tutto verde e dorato, ella pensò dunque alla nuova grande casa dove c’era tanto da fare; e guardate un’ultima volta le acque splendenti del fiume dentro le quali cadeva e si scioglieva il sole, proseguí il viaggio con l’impressione di essere veramente approdata ad una riva della sua vita completamente opposta alla prima.

Lungo l’argine il transito fu piú tranquillo.

I due giovani Bilsini, che rassomigliavano alla madre, sebbene uno fosse pallido, con gli occhi azzurri, di quell’azzurro freddo ma buono che rivela l’origine nordica, si slanciarono con le loro biciclette in corsa vertiginosa ed in breve sparvero all’orizzonte.

Lo zio Dionisio ripeté il solito suo verso misterioso e fatale:

«Vanno… vanno…»

Voleva significare: perché questa furia? Vanno, corrono, e non capiscono che la loro fretta è inutile, perché si finisce sempre col morire.

Questa volta però Annalena gli si ribellò apertamente, anzi se la prese con la cavalla che anche lei, cullata dalla musica monotona del suo sonaglio, andava piano e pareva fosse del parere del vecchio.

«E lasciateli correre, perdio! Se non corrono adesso, quando lo faranno? Quando avranno il bastone col laccio, come il vostro?»

«Si arriva lo stesso.»

 

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